Il nostro percorso

venerdì 12 marzo 2010

11 marzo 2010 da Santiago a La Serena

La sveglia ci fa alzare alle otto, fatto subito colazione ed il check-out del nostro confortevole alloggio per poi prendere i bagagli e recarci a piedi fino al terminal dei Bus di 'Los Heroes'. E' la stazione più vicina per i bus che vanno verso il nord del Chile. La nostra destinazione odierna è La Serena a ca 400 km da Santiago. Sul cammino verso la stazione dei bus passiamo via davanti al palazzo del Governo, nella famosa Moneda attaccata dall'aviazione di Pinochet durante il golpe contro Allende. Proprio oggi, 11 di marzo, in questo palazzo si svolgerà una giornata politica importante per il Chile. La Presidenta uscente Michelle Bachelet passera i poteri al nuovo presidente eletto, Sebastian Pinera, un ricco possidente e rappresentante della destra cilena. Il giornale 'The Clinic' pubblica in prima pagina la foto di Pinochet con il la dicitura 'Llegò mi replica', che tradotto significa 'ecco arrivata la mia replica' . Non si fa fatica a capire il pungente messaggio. Noi scattiamo varie fotto della Modena con la già imponente presenza di militari e poliziotti. La cerimonia ufficiale sarà alla sera ma già ora la piazza è sotto assedio. Noi andiamo alla stazione per cercare di partire al più presto verso il nord. Nella pccola stazione di 'Los Heroes' il prossimo bus parte solo alle quattro del pomeriggio, per cui prendiamo un taxie per andare al terminal dei bus di 'San Borjas'. Qui troviamo subito un bus della compagnia Romani che parte già alle 10.45 ed arriva in serata a La Serena. Fatto il rifornimento per il pranzo partiamo uscendo a zig zag fra le strade di Santiago priima di imboccare l'autostrada verso il nord. Il paesaggio dopo l'agglomerato di Santiago e contrassegnato da zone sempre più aride fino a trovarci dopo un centinaio di km in un semideserto pieno di cactus. La strada segue in prevalenza la costa e mentre viaggiamo sentiamo dai vicini di posto, che sono continuamente al telefono, strane notizie di terremoto e allarme tzunami. Infatti poco dopo, la notizia di una nuova scossa di assestamento al sud di Santiago, fa il giro del bus. Diversi, visto che in certi punti la strada è vicino al mare, si preoccupano per il possibile tzunami. Sul percorso in diversi punti, in vicinanza di zone abitate, vediamo degli assembramenti di persone e veicoli vicine all'autostrada in posizioni un po^elevate. Avremo poi conferma all'arrivo a La Serena; il terremoto è stato d 7.2 gradi ed aveva come epicentro Rancagua. Quando arriviamo noi l'allarme tzunami è passato e per fortuna non è capitato niente. Noi andiamo con i nostri bagagli all'hostel 'Il punto' dove la simpatica Sabrina, tedesca in vacanza-lavoro in Cile, ci accoglie e ci da una camera nel bel patio della residenza. Il posto è bello, ampio e ben curato. Durante quasi tutto il viaggio abbiamo avuto il cielo coperto mentre qui ora ci riscaldiamo con ultimi raggi del sole. E' già sera ma facciamo in tempo a fare un giro della città, visitare la Plaza de Armas,, le varie caratteristiche chiese e finire a Mercado,la Recova dove mangiamo ottimamente pesce e frutti di mare in un ristorante del mercato. La temperatura è ora alquanto scesa (saranno al massimo 15 gradi) per cui ci rimettiamo la giacca che avevamo dimenticato dalla Nuova Zelanda.

mercoledì 10 marzo 2010

10 marzo 2010 a Santiago

Ci alziamo un po tardi dato che non avevamo regolato giusto la sveglia. Con Pascale e David eravamo d'accordo di fare colazione assieme in un bel ristorantino a due passi dal nostro hotel alle 8.30. Il posto a questa ora è però chiuso ed i nostri due amici francesi dormono ancora alla grande, per cui ci accontentiamo della colazione al nostro hotel, non è male e costa solo 1'500Pesos per persona. (che sono ca. 3 CHF). Alle dieci decidiamo di svegliare Pascale e David, dato che avevamo convenuto di visitare Santiago assieme. Partiamo cosi a piedi immergendoci fra la popolazione locale che già sta frequentando le ampie avenidas della capitale cilena. Ritorniamo alla Plazas de Armas dove visitiamo prima l'ufficio turistico ed poi il vecchio ufficio postale che nelle parte centrale è stato danneggiato dal terremoto. Niente di grave ma si vedono ampie crepe e parti dei cornicioni che sono cadute a terra. In un angolo della piazza vediamo molti militari e gente che si accalcano per guardare in un cortile. Scopriamo che è il principe Felipe de Espana che, con il neoeletto presidente del Cile, Sebastian Pinera stanno parlando ai giornalisti. E' quasi mezzogiorno quando entriamo a visitare il grande e pittoresco Mercado Central. Dopo aver girato e fotografato ogni angolo, specialmente quello del pesce, andiamo in un ristorantino al piano superiore a farci servire il pranzo, naturalmente a base di pesce e frutti di mare. Tutto ottimo ed il prezzo molto conveniente. Qui, in generale, i prezzi sono meno delle metà di quelli sull'isola di Rapa Nui. Poi in nostro itinerari procede con l'attraversamento del Parque Forestal e del Fiume Mapocho fino alla residenza di Pablo Neruda ai piedi del Cerro San Cristobal. Questa è una delle tre sue residenze, ed è denominata 'La Chascona'. Le altre sono a Valparaiso, 'la Sebastiana', e la più rinomata 'Isla Negra', ca 120 km più a sud. Con una guida in francese facciamo l'interessante visita dell'abitazione dove mori Neruda, per scoprire le abitudini e qualche aneddoto sul famoso poeta cileno; premio Nobel per la letteratura nel 1971. Uno di questi era un porta camuffata da armadio nella sala da pranzo che gli permetteva di sorprendere gli ospiti dopo essersi assentato uscendo dalla porta principale. A Neruda piaceva particolarmente invitare ospiti che lo visitavano da tutto il mondo. La visita alla Chascona ci fa conoscere anche le sue varie passioni, come quella di collezionare ogni cosa e di ogni parte del mondo. Dopo quanto visto, e considerato il sempre latente pericolo di nuovi terremoti, decidiamo di rinunciare ad andare a visitare l'Isla Negra, che mi sarebbe tanto interessato per la particolarità del luogo. Continuiamo poi il nostro giro pedestre per visitare il pittoresco 'quartiere Boheme' di Bellavista, il mercadoo de artesanias ed il parco adiacente. Vorremmo anche salire sul Cerro Santa Lucia, da dove si avrebbe una vista panoramica dall'alto sul centro della città, ma purtroppo tutti i cancelli sono chiusi. Chiediamo perché, e ci dicono che a causa del terremoto una parte della scalinata ha ceduto, per cui tutto il parco ha dovuto essere chiuso. Noi ritorniamo poi all'hotel per cercare di sfruttare il collegamento a Internet, che qui funziona molto bene ed è gratuito. Verso le otto usciamo ancora con Pascale e David per andare per l'ultima volta a mangiare assieme. Mangiamo ottimamente al ristorante Patagonia vicino al cerro Santa Lucia. Al ritorno ci congediamo da loro. Dopo aver trascorso una settimana assieme la Rapa Nui fino qui a Santiago. Loro vanno verso la Patagonia mentre noi andremo verso il nord del Cile.

9 marzo 2010 da Rapa Nui a Santiago de Chile

A malincuore oggi dovremo abbandonare questa 'magica' ed ospitale isola. Alle due del pomeriggio prenderemo il volo LAN-Chile n. 842 per Santiago. Rapa Nui ci rimarrà nella mente e nel cuore, oltre che per la sua particolare storia e per i Moai, per la l'ospitalità e la cordialità degli abitanti. Si ha l'impressione di essere veramente su7 un altro pianeta, vieni trattato non solo da turista ma da vero e proprio ospite. Specialmente qui al Kea Helua, gestito dalla solerte Elvira ci troviamo a nostro agio e con la compagnia dei francesi David e Pascal abbiamo passato 5 calmi, ma intensi giorni. Fatta la colazione Elvira ci racconta dei sui futuri piani di sviluppo del già ospitale posto. La figlia sta terminando a Valparaiso gli studi di Chinesiologia e sta già preparando l'apertura di una SPA per confortare i turisti dopo le fatiche delle escursioni sull'isola. Le diamo qualche idea e le auguriamo molto successo con i futuri sviluppi del loro Agriturismo isolano. L'attuale preoccupazione di Elvira è che tanti turisti hanno ancora paura del recente allarme Tzunami e rinunciano a venire qui. Dopo la colazione facciamo un ultimo giro di shopping, spediamo le cartoline, prendiamo l'ultimo caffè dove lo abbiamo preso all'arrivo e per finire ci facciamo portare da Elvira fino all'aeroporto. Qui reincontriamo i nostri amici Amanda, Mario e Patrick anche loro sullo stesso volo. Il Check-in ed i soliti controlli dei bagagli procedono tranquillamente cosi che ci imbarchiamo a piedi fino Boing 767 che già ci attende sulla pista. Malgrado le nostre preoccupazioni su possibili difficoltà di non trovare posto a causa dell'annullamento dei due voli precedenti, sull'aereo vi sono ancora diversi posti vuoti. Dopo aver consultato su Internet le ultime informazioni sulla situazione dopo-terremoto a Santiago siamo un po' preoccupati per le notizie di continue scosse di assestamento che giornalmente si registrano nella zona a sud di Santiago. Con David e Pascal abbiamo convenuto di recarci assieme allo stesso hotel di Santiago. Cercheremo di stare il meno possibile a Santiago e partire subito verso il nord del Chile. Il nostro volo di 4 ore e mezza procede tranquillo fra il blu dell'oceano e l'azzurro del cielo. Arriviamo a Santiago puntuali dopo un atterraggio applaudito dai passeggeri. Poi pero, dopo che il capitano, aveva segnalato che causa i danni avuti all'infrastruttura dell'aeroporto le procedure di sbarco sarebbero state difficoltose, ci fanno attendere più di mezzora per scendere dall'aereo. Poi ne vediamo subito motivo; i nostri bagagli si trovano non lontano dell'aereo allineati per terra e ognuno deve farsi il giro per recuperarli e uscire a piedi dall'aeroporto. Qui salutiamo Patrick che parte fra tre ore per città del Messico e Amanda che con Mario partono in mattinata per Buenos Aires. Noi invece con i Pascale e David prendiamo un taxi e ci facciamo portare all'Hotel Paris 1813, i pieno centro di Santiago. Il taxista ci sembra ancora sotto schok dal terremoto e ci racconta che dove vive, ca. 150km da Santiago ogni seconda casa è stata danneggiata del sisma del 27 febbraio. Quà e là sul percorso ci mostra i danni avuti ai ponti ed ai viadotti autostradali. Anche oggi all'aeroporto dice di aver sentito una scossa di assestamento, ma in centro a Santiago la situazione è sicura; lo speriamo anche noi naturalmente! Mentre ci porta al nostro albergo ci fa un giro guidato della città. Vediamo il Palazzo della Moneda, la cattedrale di san Francisco e la Alameda, il grande viale che attraversa il centro di Santiago. All'hotel, la signora ci saluta calorosamente e ci consegna due camere nella parte vecchia dello stabile. La parte più sicura ci dice lei! Sono già le 11 ma usciamo lo stesso a cenare sulla Plaza de Armas. Siamo, malgrado la tarda ora, ancora abbastanza freschi dato che abbiamo guadagnato due ore rispetto a Rapa Nui.

venerdì 5 marzo 2010

5 - 8 marzo 2010 a Rapa Nui protetti dai Moai

Siamo alloggiati al Keu Henua, un agriturismo appena fuori la città di Hanga Roa, la capitale e unico agglomerato dell'isola che conta ca 4'500 abitanti. I nostri vicini di capanna son due francesi di Montpellier arrivati sullo stesso aereo con noi, Appena sotto la nostra abitazione è ubicato il pittoresco cimitero dell'isola. Passiamo poi la giornata a sistemarci nella nostra accogliente camera e a fare visita al centro dove, all'ufficio della LAN Chile riusciamo a confermare il nostro volo per Santiago al 9 di marzo. In ogni spostamento che facciamo siamo accompagnati dal cane Tonga che ci segue continuamente e ci aspetta davanti ai negozi e ristoranti che entriamo. Qui i cani abbondano, ma contrariamente quanto crediamo non sono randagi, ma come ci dirà Elvira ognuno ha un suo padrone. Il positivo, da come abbiamo visto finora, è che sono tranquilli e per niente aggressivi.
Alla sera, al tramonto del sole, visitiamo i Moai qui appena sotto il nostro alloggio. Le foto sono bellissime con il mare, il cielo e le nuvole che ad ogni momento cambia aspetto e colore. Ritorniamo poi in centro per cenare assieme agli altri svizzeri in un ristorante del centro. Proviamo il 'cevice', pesce crudo con limone, cipolle e pomodori fatto alla cilena.
Secondo giorno
Già appena alzati Maggie non sta bene e lamenta dolori al ventre. Facciamo la colazione servita dalla gentile signora dell'agriturismo. Più tardi Maggie dovrà rimetterà tutto e passerà la giornata a letto. Sarà stato l'aglio nel 'cevice' di ieri sera, sarà stato il budino ricevuto sull'aereo, sarà lo stress psichico degli ultimi giorni a Tahiti? ... Chissà, io ho praticamente mangiato le stesse cose ma non ho denotato niente di particolare. Per fortuna verso sera sta meglio ed il giorno dopo si sarà ripresa totalmente. Io passo la giornata a consultare la posta elettronica e cercare di aggiornare il Blog rimasto in grave ritardo. Qui abbiamo un collegamento Internet gratuito ma di qualità veramente limitata. Ci vuole una pazienza del diavolo solo a caricare delle semplici foto sul mio blog.
Terzo giorno
Dopo la solita ottima colazione, oggi arricchita con avocado e pomodori, prendiamo le biciclette per fare un giro di ricognizione dell'isola. Ci lasciamo consigliare dai francesi che lo hanno già fatto ieri. Partiamo attraversando la via principale di Hanga Roa e procedendo fino al mare seguendo la pista dell'aeroporto. Alla fine della pista vediamo quello che avevamo notato all'arrivo, la pista inizia proprio sulla roccia a precipizio sul mare. Procediamo poi su una pista non asfaltata che lungo la movimentata e pittoresca costa nord dell'isola. Le onde che arrivano sulla scogliera son maestose e si infrangono con grandi spruzzi facendo molta schiuma. Lo spettacolo è cosi maestoso che si possono passare ore a d ammirare le onde che di continuo si infrangono contro le rocce vulcaniche dell'isola. Poi il resto percorso è quasi tutto asfaltato, ma girano pochissimi veicoli. Sulla costa ammiriamo e fotografiamo molti resti archeologici con dei Moai in gran parte rovinati con i resti disseminati qua e la. Sono quelli distrutti dagli abitanti medesimi in lotta fra di loro. Restiamo però a bocc aperta quando arriviamo, abbastanza affaticati, al complesso di Tongariki dove ben 15 Moai sono messi in fila in una spianata non lontana dal mare. Anche questi erano stati distrutti, ma una equipe di giapponesi e locali nel 1996 li ha abilmente rimessi al suo posto originario. Continuando poi il giro arriviamo ai piedi del vulcano Rano Raraku sulle cui falde sono eretti moltissimi Moai chhe fanno bella presenza con i loro sguardi fissi rivolti verso il mare. Prima di passare in rassegna fotografica i Moai andiamo a visitare il cratere del Rano Raraku e qui rimaniamo meravigliati dal bel lago e dai tanti cavalli che popolano l'interno del cratere. Anche qui sulle pendici interne del cratere vi sono piazzati vari Moai a fare da guardia della laguna. All'esterno possiamo vedere le cave dove i Moai venivano scavati dalla roccia. Alcuni sono ancora li mezzi scavati a testimoniarci la l'ingegno e la pazienza che dovevano avere avuto gli scultori di queste opere d'arte scultoree. L'addetto alla sorveglianza del sito, che fa parte del parco nazionale e patrimonio dell'umanità, ci fa il rifornimento di acqua per il ritorno e ci consiglia di ritornare sullo stesso percorso da dove siamo venuti. L'alternativa sarebbe stata troppo lunga e non saremmo rientrati prima di notte a Hanga Roa. A malincuore riprendiamo la stessa strada per il ritorno e dopo aver fatto una grande faticaccia a risalire gli ultimi km prima di Hanga Roa rientriamo in circa due al nostro alloggio, non senza esserci rinfrescati con una ottima birra di produzione locale di nome Mahihi. Il giro fatto oggi si aggira sui 40 km, l'unico problema avuto è la sella che era un po poco comoda; sicuramente ne sentiremo le conseguenze per un paio di giorno ancora. Dopo aver fatto la doccia abbiamo ancora sufficienti energie per recarci in centro e fare una ottima cena da Kao all'altro lato della città. Arriviamo poi al nostro alloggio pochi minuti prima che un breve ma violento acquazzone si scatena sull'isola. Tanto sole e preso, malgrado siamo già abituati, una leggera scottatura.
Quarto giorno
Oggi giornata di riposo che dedichiamo a lavare i vestiti, a risistemare i bagagli, ad aggiornare il Blog e ad archiviare le numerose fotografie che si stanno inesorabilmente accumulando e stanno creando problemi di spazio sia sul Laptop sia sul disco di Backup. Abbiamo avuto fortuna a fare questa scelta perché oggi ha piovuto intensamente varie volte. Solo verso sera ritorna il sole e così decidiamo di tentare la scalata al vulcano Ranu Kau situato appena dietro l'aeroporto. Vicino al molo delle barche facciamo un breve rifornimento con delle 'empanadas' per poi continuare la camminata di un'ora e mezza, su un cammino parzialmente in un bosco di eucaliptus, sino al bordo del cratere. Un cane ci accompagna fino quasi in cima poi sparisce alla visione di alcune mucche e cavalli. La vista all'interno del cratere, con laghi e boschi è magnifica. Peccato solo che il sole sta lentamente tramontando per cui, mentre una parte del cratere è illuminata, l'altra parte è già nell'ombra; ciò che rende difficile scattare delle belle foto. Siamo però compensati dall'apparire di un bellissimo e magico arcobaleno che sovrasta il cratere e si rispecchia nell'acqua del lago. Mentre stiamo percorrendo a piedi l'ultimo tratto di strada sino al sito archeologico di Orongo uno dei guardaparco che sta salendo in auto a prendere i colleghi, ci prende a bordo per portarci all'entrata del parco. Sono già le 20.15 ma abbiamo ancora il tempo per fare il giro del bellissimo centro cerimoniale, dove ancora ogni anno si tiene un'importante festa cerimoniale. Si tratta di una sfida di coraggio e temerarietà fra i vari clan dell'isola per portare in cima al cratere un uovo intatto di uccello, di nome Orongo, prelevato dal suo nido su un'isola davanti alla scogliera. Questa cerimonia è ben rappresentata nel film 'Rapa Nui' con Kevin Kostner. Mentre stiamo per riprendere la discesa arriva la pioggia ed abbiamo fortuna di poter scendere con i tre guardaparco che ci portano comodamente fino in città. Intanto è notte e possiamo dirci fortunati di aver trovato il trasporto per ritornare. Terminiamo poi la giornata con una ottima cena a base di pesce crudo in un ristorante all'inizio della avenida Atamu Tekena, la strada principale di Hanga Roa.
Quinto giorno
Facciamo colazione con David e Pascale, con i quali abbiamo convenuto ieri di andare assieme con un taxi fino all'altro capo dell'isola, ad Anakena dove si trova la più bella spiaggia dell'isola ed il sito archeologico di Ahu Nau Nau' con una serie di 6 Moai proprio davanti la spiaggia. Dopo aver fatto rifornimento per la giornata prendiamo un taxi con una taxista 'speedy gonzales' che ci porta fino all'incrocio delle strade ad un km dalla spiaggia. Conveniamo con la taxista di venire a prenderci alle 'cinco de la tardes'. Mentre David e Pascale vanno in direzione del vulcano Poike, noi andiamo ad Anakena e dopo la solita foto dei fotogenici Moai da ogni possibile direzione ci appostiamo all'ombra delle palme davanti alla spiaggia. Io facci il bagno fra le belle e lente onde che entrano nella baia, mentre Maggie si esercita a filmarmi con la macchina fotografica. Facciamo poi il nosztro spuntino con ananas e banane per poi fare un camminata di ca. 6km costeggiando il mare attorno al promontorio di Anakena. Il paesaggio con le onde, le isolette, la scogliera, il mare ci invoglia continuamente a scattare foto. Quando pensiamo di aver fatto il giro del promontorio ecco la sorpresa; un passaggio stretto ed obbligato fra gli scogli con l'alta marea e le onde imprevedibili è davanti a noi. Sono solo una decina di metri, ma sufficienti per finire con i pantaloni bagnati fino alla cinta. Per fortuna il sole ed il vento li fanno asciugare rapidamente e quando alle cinque quando reincontriamo David e Pascale siamo già asciutti. David, prima di ritornare, ci indica un posto interessante ad un paio di km che dobbiamo assolutamente ancora visitare; è il 'Te Pito Kura' un posto che per gli isolani è il 'centro della terra o l'ombelico del mondo'. E' composto da una sfera grande e da quattro più piccole orientate secondo i punti cardinali. La sfera principale è magnetica e Maggie con la sua bussola ci dimostra l'effetto sull'ago magnetico. Rientrati al nostro agriturismo ci rinfreschiamo per poi andare a cena con Amanda, Mario e Patrick al ristorante Kano che noi avevamo già apprezzato due sera fa.

4 marzo 2010 da Tahiti a Rapa Noi (Isola di Pascua)

Oggi finalmente dopo tre giorni di attesa possiamo partire da Papeete per Rapa Nui, (Isola di Pasqua). Il volo LA 834 parte alle 0.30 del 4 marzo, ma noi dovremmo essere al check-in alle 22 di sera. Tutto procede regolarmente e a mezzanotte dopo aver comperato una bottiglia di Rhum al Duty Free Shop, possiamo finalmente salire a bordo del Boing 767 di LAN Chile con destino Rapa Nui, o Isola di Pasqua come viene comunemente ed impropriamente chiamata. Solo perché il 1722 vi arriva, quale primo navigatore europeo, un olandese il giorno di Pasqua, che un'isola abitata da millenni deve cambiare il nome. Mi sembra un'assurdità ed un affronto agli abitanti indigeni. Ma oramai anche questo fa parte dell'arroganza e della mancanza di rispetto degli stati coloniali, interessati più alle ricchezze da saccheggiare che al rispetto delle popolazioni indigene. In lingua nativa Rapa Nui significa 'grande roccia' o 'grande isola'. Per maggiori informazioni su Rapa Nui e la sua storia potete consultare: http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Pasqua


Il nostro volo dura 5 ore, ma con il cambiamento di 5 ore per il fuso orario, fa si che arriviamo alle 11.30 della mattina all'aeroporto “Mataveri”. Guardo dal finestrino mentre l'aereo scende e riesco a vedere l'isola solo all'ultimo momento. La pista inizia proprio sopra gli scogli e termina dall'altra parte quasi a precipizio sul mare. All'uscita dell'aereo ci abbagli il forte sole, mentre la temperatura annunciata è di 26 gradi. Le formalità doganali, compreso il controllo antidroga fatto con cani è veloce e senza problemi. Appena usciti dall'aeroporto prendiamo un taxi per farci portare al più vicino Bancomat per prelevare i primi Pesos cileni. Poi camminando con i bagagli verso il porticciolo delle barche dove vorremmo andare a prenderci un caffè, veniamo ripresi da una signora del posto che sta potando dei turisti al suo “Agriturismo Keu Henua”.Conveniamo di venirci a prendere più tardi dopo aver gustato l'ottimo primo caffè a Rapa Nui. Visto il posto che ci propone la signora Elvira, quasi tutto nuovo e ben curato decidiamo di rimanervi.